ho aperto un blog dedicato a montreal,
e vediamo se riesco a tenerlo!
venitemi a trovare su www.mateblog2.splinder.com
argomenti:autoreferenziale
|
|
||
|
chi sono
commenti recenti
archivio
argomenti
links
beppegrilllo
che tempo che fa cinema!!! erasmus a valencia fabristol fenicio little corner mitiko Bak nameless nordic soul Piccione pornoromantica repubblica sex and the city |
...nel tentativo di farmi un nuovo template, fra copy and paste frenetici mi sono persa l'header di questo blog...sara' il segno dei tempi, e' arrivato il momento di cambiare:
ho aperto un blog dedicato a montreal, e vediamo se riesco a tenerlo! venitemi a trovare su www.mateblog2.splinder.com raccontato da: MaTe alle ore 19:34
| P-link | commenti
/ commenti (pop-up)
argomenti:autoreferenziale Quando dicevo che per ora sono sopravvissuta al corso di statistica non era uno scherzo. Questo corso mi sta ponendo di fronte a problemi sociali e filosofici non indifferenti, con un carico di stress che e’ in realta’ l’unica nota stonata nella mia peraltro serena esistenza qui a Prima di tutto dovete capire che i corsi qui alla McGill non hanno niente a che vedere con nulla che abbia mai seguito in vita mia. La prima lezione il prof (piccolo e velocissimo, inglese e dall’aria vagamente leporina) riassume in tre-lucidi-tre un corso medio di Statistica per undergraduate, roba che -manco a dirlo- io non ho mai visto in vita mia. Quando comincia a bombardarci di domande intorno a me si scatena il putiferio: tutti i venti studenti in aula a sbracciarsi per dare le risposte, io io chieda a me! e questa scena ignominiosa non cessa neanche quando il fortunato prescelto e’ li’ che snocciola la sua brillante soluzione: no! ancora li tutti a sbracciarsi come a dire no, non e’ prioprio cosi’, chieda a me, io lo so meglio! Mate allibita. Il fatto e’ che un 30% della valutazione finale si basa sulla partecipazione, e questo vuol dire che si deve partecipare. Si deve alzare la mano, si deve intervenire, anche per criticare un collega. Se si e’ gli unici a sapere la risposta, come mi e’ successo, non e’ considerato delicato starsene zitti, e’ considerato stupido, invece. Mi e’ stato spiegato che devo mettermi in mostra, devo essere aggressiva, senno’ non sopravvivero’ al corso o in generale al PhD. Insomma mi sto preparando per la lotta, ma la cosa davvero non fa per me. Bla bla bla e quindi bla bla bla….che ne dice lei, Mate? Trasecolo, sta parlando con me! Il vuoto cosmico nella mia mente, non ho idea di cosa mi ha chiesto, io sto ancora pensando a cosa ha detto 10 min fa. Troppo veloci, cazzo. Non c'e' piu' il sonnecchiante prendere appunti, ma neanche il rapido buttare giu' i concetti fondamentali, arte nella quale credevo di essere esperta: non c'e' tempo, bisogna essere all'erta e correre col cervello, il ritmo di queste lezioni e' accelerato. ….quindi, che ne dice lei, Mate? Nella peggiore delle ipotesi la Mate si e’ completamente persa in pensieri filosofici, perche’ sissignore, la statistica ha a che fare con la religione e nessuno me l’aveva detto, e questo genere di pensieri mi assorbe durante la lezione e mi fa prenedere paurose tangenti da cui e’ difficile tornare indietro per rispondere al prof. Insomma questa statistica pretende, attraverso sofisticati strumenti, di trarre conclusioni generali circa un mondo superiore, partendo dai dati di cui disponiamo qui, terra a terra. Calcolo la media dell'altezza degli studenti in un certo numero di classi dei licei (x, media del campione) e traggo conclusioni su quale sia la vera altezza media di tutti i possibili studenti delle superiori (µ, media della popolazione). E’ il problema di tutta la scienza: cerchiamo di dimostrare l’esistenza di regole assolute partendo dall’osservazione empirica che si, la maggior parte delle volte quella regola sembra essere rispettata. Ma quale sia la verita’, quale sia la regola (se una regola esiste, cosa della quale io, con Hume, dubito assai), quale sia la µ, nessuno lo sa. Ci possiamo avvicinare al valore esatto, ne facciamo una stima, ecco. Ci fidiamo che µ stara' piu' o meno intorno a x, con un certo grado di probabilita'.
E’ tutto un atto di fede. Che il mio esperimento, una L’unica fede che io mi sento di avere e’ quella nel cervello, nella bellezza della sua complessita’, e nel suo commovente sforzo di auto-comprendersi…sforzo nel quale la meta’ delle volte si distrugge (l’analisi e’ tagliente, per definizione), e nell’altra meta’ ha bisogno di fare riferimento a mondi altri, esterni, superiori, per spiegarsi. per dirvi che:
sono senza laptop e quindi mi viene un po' in salita postare, ma sto bene benissimo, sono andata a sciare (Maya, indossando il tuo passamontagna arancione, bellissimo!!), sono spravvissuta, ho iniziato un corso di statistica e per ora sopravvivo anche a questo, sabato c'e' in programma una gita a Little Italy per scorte alimentari e insomma sono una donnina felice. e per chiedervi un consiglio: Ma secondo voi se mi compro un Acer (si, lo so, e ridagli con Acer, ma questo e' quello che ho trovato di meglio...) nuovo uguale a quello che avevo prima come caratteristiche (a parte che e' 14" e ha un dual processor sticazzi) per circa 700 euri, varra' la pena? O mi compro un qualcosa di usato? a rivederci sul prossimo laptop!!! ...ma poi lui ha iniziato ad avere dei problemi, e io all'inizio ho lasciato perdere, passera', e inceve non e' passata, ed eccoci qui, mi vedo costretta a partire senza di lui. Il notebook, chiaramente. Il mio Acer travelmate (un nome tutto un programma), parte anche lui ma destinato a Milano, in assistenza, e chissa' quando e se lo rivedro'. E se mai rivedro' la batteria, che, quando ormai il pacco era sigillato da quintali di carta e nastro adesivo, ho realizzato di aver laciato dentro. Pazienza. Ciao Cagliari, ciao a tutti queli che non ho fatto in tempo a salutare, quelli che ho salutato all'arrivo ma non alla partenza o viceversa, ciao al mare alla pista di pattinaggio al bastione, ciao ai negozi carissimi e ai ristoranti buoni, ciao universita' , ciao Agenzia Regonale del Lavoro, ciao Primo Piano e i suoi "vabbe' Saddham impiccato, ma Mussolini allora?", ciao a tutte le cose belle e brutte che mi lascio alle spalle, io tutto sommato sono contenta di ripartire e BUON ANNO A TUTTI! raccontato da: MaTe alle ore 16:51
| P-link | commenti (6)
/ commenti (6)(pop-up)
argomenti:inti-mate, cose che mi mancheranno ![]() Non so piu' su che fuso sono, sicuramente non quelli di Cagliari ne' quello di Montreal, probabilmente Hong Kong. Praticamente dormo tutto il tempo. Quando non dormo fa strano pensare che la vita in Canada va avanti, ci sono processi mentali su cui non ho potere d'azione e c'e' chi progetta un futuro che mi comprende, ma che visto da qui sembra impossibile: un we in igloo, pasque a New York ed estati in Nuova Scozia. Ho il sospetto che il tempo sia tondo, ma non ditelo a nessuno. Chevare' e' un modo di dire venezuelano, un intercalare tipo: come va? bene, chevare'.
Da quando sono a Montreal - in particolare nel mio lab che ha un tasso di latino americani impressionante- sto cominciando a realizzare che il sud america non e' proprio tutto la stessa roba. Nella mia testa iniziano a disegnarsi confini e nomi di citta' e climi e caratteri regionali, a mano a mano che conosco gente dei posti. ![]() Per esempio ho conosciuto Edna, colombiana: Bogota', la sua citta', pare sia bellissima e lo spagnolo parlato dai colombiani e' fra i latino americani il piu' bello ed elegante. Poi ci sono gli argentini, fra cui il mio capo. Quelli di Buenos Aires se la tirano e hanno questa iota che leggono come una g aspirata (jo, invece di yo). Si dice che l'argentino sia cosi' orgogliosi che, quando si vuole suicidare, scala la vetta del suo ego e si butta giu'. Wild Bird (per usare il suo nick name) e' del Venezuela, non di Caracas ma di una cittadina sull'altipiano. Da lei non e' mai inverno ma un eterna primavera intorno ai 25 gradi. Quando mi parla della sua terra, chevare, le brillano gli occhi e si infervora. Mi racconta di questo lider che fa tanto il bello all'estero, ma nel paese sta combinando disastri. Che spreca il petrolio dandolo ai cubani in cambio di dottori e professionisti. Di una societa' sbandata in cui non puoi girare con troppo oro addosso o con una macchina troppo lussuosa perche' rischi di essere sgozzato. Chavez non puo' piu' vincere le elezioni, perche' la gente non lo ama piu', mi dice. Poi e' successo che Chavez inceve ha vinto, e WB e' arrivata in lab in lacrime, giurando che i suoi figli non cresceranno in Venezuela. Il Venezuela non esiste piu': ora c'e' la Repubblica bolivariana del Venezuela. Una delle tante novita' introdotte da Chavez appena salito al potere: da militare a golpista, galeotto per due anni, esce di galera graziato, e nel giro di pochissimo e' presidente del suo stato. Per prima cosa ribattezza il paese in onore dell'eroe rivoluzionario Simon Bolivar (gli IntiIllimani della mia infanzia suonano nella mia testa ogni volta che lo cito), da cui pare voler prendere ispirazione. Instaura un regime nel quale esistono ancora le elezioni e le liberta' fondamentali, ma la maggior parte dei poteri sono concentrati nelle sue mani; il suo obiettivo e' riorganizzare la societa' venezuelana, che all'epoca era praticamente fatta di ricchi ricchissimi contro poveri poverissimi. La sua politica (le Bolivarian Missions) e' sostanzialmente populista e mira al modello cubano, ma non so finora quanto sia stata efficace nel sanare le divergenze sociali. Pero' ho capito finalmente WB. Ho ripensato a tutto l'oro che indossa, alla macchina appena comprata, al ranch che hanno i suoi genitori, allo studio dentistico comprato da mamma' pronto per il fratello. Ho capito da dove veniva tutto l'odio di WB per questo Chavez, ed e' l'odio del benestante che ha paura di vedersi privare di tutto da un dittatore comunista. Non sto giudicando, sto solo dicendo che mi sono trovata faccia a faccia con la lotta di classe, quella vera. Il Venezuela e' un paese in cui classe operaia e borghesia non sono vaghe parole, ma entita' perfettamente esistenti e in conflitto. In cui la classe media stenta a decollare. Che poi, stando a sentire certi esperti, la classe media sarebbe quella che - ha un paio di figli e li manda in scuole private - cambia la macchina ogni 5 anni - si puo' permettere una vacanza all'anno - possiede almeno una casa Sticazzi penso io, allora in Italia cosa siamo? Della serie "mate scopre il mondo" ce ne sarebbero tante altre: i racconti di Perosa sull'Iran (cosa vuol dire vivere in un regime totalitaristico, ma per davvero), quelli di Cynthia sul Libano (lei era li', durante i bombardamenti), quelli di Lina sull'Egitto. Ma quello che piu' mi colpisce e' che, pur allargando i miei orizzonti, queste persone che incontro qui, in Canada, sono espressione di una classe privilegiata, che ha i soldi per migrare, o mandare i propri figli all'estero e vestirli Gucci. Mi domando che idea do' io dell'Italia. raccontato da: MaTe alle ore 20:42
| P-link | commenti (10)
/ commenti (10)(pop-up)
argomenti:turista per caso, nonsolocazzate ![]() Bollettino meteo Montreal: ieri sera: -1 feels like -8 ieri notte -7 feels like -17 E con cotanto bollettino io ieri non solo sono uscita sfidando le intemperie, ma ho snobbato l'invito di alcuni colleghi per andare a vedere l'hockey in un caldo pub, per invece seguire Perosa &co al vecchio porto (vedi foto) dove c'era uno spettacolo di fuochi artificiali ed intrattenimenti vari. Risultato: Mate si presenta per l'occasione indossando - cappellino - sciarpa - giacca pesante - guanti di pelle foderati in cashemire - stivali di pelle e basta - calze di cotone Il primo impatto e' ragionevole. Arrivate all'Old Port una meraviglia: con meno mille gradi il quebeqois medio cosa fa? si riversa all'aperto a pattinare (ho visto di tutto: ragazze inesperte, vecchietti gagliardi, papa' che pattina spingendo passeggino...), o a saltare davanti a un palco improvvisato stile su poettu. Tutto incantevole, per un po'. Poi hanno cominciato a presentarsi i seguenti sintomi: 1) non mi sentivo piu' le orecchie (nota mentale: domani mi compro un paraorecchie) 2) non mi sentivo piu' le mani (nota mentale: dire a mamma che i super guanti non funzionano cribbio!!!) 3) non mi sentivo piu' i piedi (nota mentale: la prossima volta magari invece di dormire tutto il giorno faccio il bucato cosi' ho un paio di calze di lana e-nota mentale n.2, domani mi compro un paio di stivali da neve) Abbiamo rimandato lo skating a un altro giorno, e ci siamo incamminati verso un qualche locale. Insomma si, sono sopravvissuta, ma sono davvero cazzi, soprattutto per via di questa bora. Oggi: Fuori dalla mia finestra non si vede a 100m di distanza per via della neve che viene giu', ma e' deciso che con Perosa si va a fare shopping (lei vuole delle scarpe rosse, io i paraorecchie e gli stivali). Vado, e che dio me la mandi buona!!!!
§1
In data 20 agosto 2006 la Mate si recava in un negozio della nota catena Futurshop, specializzata in elettrodomestici ed elettronica, per cercare non ricordo piu' cosa. Vagando fra i vari reparti veniva attratta dal settore informatica, e notava con stupore che i prezzi sono assolutamente ridicoli
tipo che il laptop facevo prima a comprarmelo qui
Ancora imbambolata da questa piacevole novita', quasi si scontrava con un espositore di piccoli accessori e li', minuta ma bellissima, la vide: una pennina da un giga, in offerta a 20 dollari. Venti dollari. VENTI DOLLARI? Cioe', fatemi capire, 14 euro una pennina da un giga?
La Mate la prendeva senza pensarci piu' del tempo necessario a dire "Cioe', fatemi capire, 14 euro una pennina da un giga?". Presentatasi alla cassa con semi paresi facciale da quanto era felice, perdeva immediatamente il sorriso quando le venivano addebitati sulla carta di credito 50 dollari. Cinquanta dollari. CINQUANTA DOLLARI? Che poi sarebbero neanche 35 euri, e ancora ancora ci stava, ma insomma la Mate e' una ragazza di saldi principi morali e li' c'era qualcosa che non andava. E non era il solito 10% di tasse che ti applicano sempre e comunque (si, bisogna imparare in fretta questa cosa, il prezzo e' sempre piu' di quello che sembra, e se non ci sonol e tasse c'e' il tip da pagare, che e' comunque 10-15%). No, qui c'era qualcosa di losco, di truffaldino, di immeritato, che puzzava terrificantemente di italia. Battagliera la Mate faceva presente le sue ragioni a un omino dell staff, alquanto indisponente: - questa penna e' in offerta speciale, c'e' scritto che costa 20 dollari, cos'e' sto conto che mi sta presentando??? - si infatti e' in offerta speciale - vabbe' e quindi perche' l'ho pagata 50?? - perche' e' un'offerta speciale! - %&ç°* - (spazientito) compila questo modulo e spedisce tutto a questo indirizzo e la ditta le rimboresera' i 20 dollari di differenza - come compilare, spedire, ma che roba e'? se mi scrivi che un articolo e' in saldo e costa tot, io tot voglio pagare, e se c'ho fa dare tutta sta trafila me lo devi scrivere da qualche parte!!! - (come parlando a un idiota) ma lo sanno tutti che se c'e' un'offerta speciale vuol dire che non e ' il rivenditore, ma la ditta a renderti i soldi! Risultava quindi, anche a seguito di un rapido sondaggio della Mate fra amici e conoscenti, che il Canada e' differente e l'omino li' aveva ragione. E nessuno ci trova niente di strano. §2
Tornata a casa ancora furibonda per la fregatura, la Mate imperterrita metteva insieme la documentazione necessaria
a parte la busta, che mi verra' prestata da giulia tipo 2 settimane dopo
... Insomma dopo un po' la Mate spediva quanto rischiesto, con accompagnamento di parecchie stramaledizioni in varie lingue. §3
In data di oggi, 21 novembre 2006, la Mate tornando a casa come al solito calpestava la posta
(che mi viene buttata dentro casa attraverso la classica fessura nella porta)
e leggeva sul retro di una busta "grazie per aver acquistato un prodotto Memorex". Ma chi ha acquistato nulla dalla Memorex??? pensa sprezzante, aspettandosi una fregatura. Ma in quella la lampadina si accende e una vaga speranza riscalda il suo cuoricino... La busta contiene un assegno di ben 21 dollari, ventun dollari, VENTUN DOLLARI che sono 14 euro, e che in questa citta' mi permettono di - comprare 6 kili di carne di pollo o - cenare fuori in un buon ristorante o - andare al cinema 5 volte nel mio cinemino d'essai sotto casa - comprarmi una borsa medio carina o - andare due volte a fare climbing o - non mi viene in mente altro ora, ma ce n'e' altre per certo Insomma si, il Canada e' differente. raccontato da: MaTe alle ore 21:19
| P-link | commenti (5)
/ commenti (5)(pop-up)
argomenti:cultural shock Io e Anna alla festa di Halloween dell'Universita' ), e' stata la prefesta a casa di amici, dove ho assistito alla metamorfosi delle ragazze canadesi, da ragazza medio-passiva-sorridente a essere ubriaco-urlante-imbarazzante. La battuta migliore "Non mi serve la giacca, tanto ho l'ombrello" (temperatura fuori di circa -2 gradi). Altre cose hallowinesche: - la mostra di composizioni di zucche decorate: mai viste tante zucche, di tante forme e colori...c'era la zucca superman, la zucca pesce, la zucca porcospino, gli zuccotti fatti a fenicotteri...io vi diro' che, data la forma fallica della maggior parte degli zuccotti utilizzati, avrei avuto i miei problemi a comporre qualcosa di adatto a un pubblico under 18, ma questi canadesi sembrano immuni da malizia... - trick or treat?? : dolcetto o scherzetto?? lo fanno davvero! esiste! orde di bimbi in maschera seguiti da mamme, che ricevono una pioggia di caramelle e bonbon - i servizi alla tv: il giorno di Halloween hanno spiegato alle famiglie canadesi l'impatto calorico di questa pioggia di dolci sulla dieta dei loro rampolli; il giorno dopo spiegavano come ottenere il meglio dallo spazzolino da denti, per ripulire tutto sto zucchero dai denti... Vi risparmio la marea di post filosofici che sto meditando (tipo quello sulla Persia e lo Zoroastrismo, mate e il mondo vegetale, il perche' delle mie ricerche sull'alzheimer), e vi omaggio invece di un post socio-cultural-frivolo, tanto per farvi capire un po' che gente mi circonda. A seguire:
GENTE COME NOI- ma anche no, ovvero IL QUEBEQOIS, QUESTO SCONOSCIUTO Fra noi italiane a Montreal, per farla breve, si dice che i quebeqois (nda: vuol dire abitante del quebec) "non ce la possono fare". Questo comprende una serie di campi della vita umana in cui questo popolo mostra una deficienza cronica, PRESEMPIO: - il parcheggio: e in generale la guida. Il quebeqois rinuncia a parcheggiare se non ha almeno 20 m. In questo caso si tenta il parcheggio di muso, che invariabilmente finisce con pattana che raschia il marciapiede; se invece i metri a disposizione sono 10, allora forse, temerario, provera' il parcheggio in retro, ma non prima di aver aspettato il totale deserto nella strada, e un minimo di 6 manovre. Lo spunto in salita non si fa senza sgommare, ma quelllo potrebbe essere intenzionale, chissa'. - tinteggiare casa: qui quando tinteggiano lo fanno integralmentene: ti ritrovi tutto bianco, dagli sportelli in cucina alla serratura del bagno, non c'e' scampo. - la lavatrice: gli appartamenti non e' previsto che abbiano asciugatrice e lavatrice propri. Quello che si fa e' usare la lavanderia che in genere e' al piano terra o in garage, nel palazzo. La cosa bella e' che le lavatrici sono come quelle dei film, grandi grandi. La cosa brutta e' che sono chiaramente a pagamento. Quello che si fa, in pratica, e' : tirare fuori la roba del vicino prima di te (che ha caricato la lavatrice e poi e' partito in messico, apparently), caricare la tua roba, cazzeggiare per 40 minuti, riscendere a sbattere la roba in asciugatrice, cazzeggiare un'ora, e finalmente recuperare le tue cosine. - il citofono: il citofono passa dalla stessa linea del telefono. cioe' per avere il citofono devi avere un telefono in casa, anche senza abbonamento alla compagnia dei telefoni, ma insomma ti serve l'apparecchio. non so se avete capito, io ci ho messo un mese a capirlo. - il resto: la cassiera quebequois non e' allenata a fare troppi calcoli. Se tu per darle una mano le dai i 23 centesimi del tuo conto che e' 5 dollari e 23, lei si incasina e alla fine rinuncia, ti rende i 23 e ti da un quintale di monetine di resto. Insomma NON CE LA FA. - la parrucchiera: in aggiunta ai limiti delle parrucchiere inglesi, quelle quebequois aggiungono un tocco personale di idiozia. Quando si e' trattato di tagliarmi i capelli, l'omino in questione (omino/parrucchiera...qui e' tutto molto labile, vai a capire di che sesso era...) mi ha lavato la testa, asciugato i capelli a cazzo, e poi, per tagliarli, me li ha piastrati ciocchina a ciocchina. Un'ora e mezza per un taglio di capelli... - l'alcool: nei supermercati non si trova quasi nulla di alcolico, e se vuoi comprare il vino per cena devi infilarti in un SAQ (dove per la cronaca ho trovato un esemplare di Perdera, nonche' diversi tipi di Cannonau). Il fatto e' che questi SAQ fanno orari strani, io ancora non li ho capiti ma quando servono a me, personalmente, sono sempre chiusi... - la cavalleria: qua non sanno neanche dove sta di casa, e pare sia dovuto al fatto che le donne sono troppo emancipate e a un certo punto della storia del paese hanno rifiutato qualsiasi segno di gentilezza nei loro confronti. In pratica: mate vs distributore di snack. Moneta, selezione: il pacchetto di KitKat resta incastrato e non cade. Mate valuta i due metri per uno e MILLE tonnellate di distributore, rinuncia a farsi venire un'ernia e si guarda intorno per aiuto. Passa di li' giovane aitante e anche gnocco quebeqois, che viene subito interpellato dalla mate: "hey, puoi aiutarmi?" e lui "eh ma io veramente..." "mi e' rimasto incastrato il kit kat!" "si ma non e' il mio lavoro, io non so come fare...." (credo fosse un omino della manutenzione di qualcosa), e io "come on! se non altro sei piu' forte di me!!" a quel punto si arrende e mi da una mano. Cioe', 10 minuti per convincerlo ad aiutarmi, roba da matti. D'altra parte ci sono delle cose che riescono loro particolarmente bene, tipo: - le farmacie: sono dei grandi magazzini, dove trovi dal telefono di cui sopra alla coca cola ai quaderni. In fondo in fondo c'e' il bancone per i medicinali, dove a dire il vero, le cose vanno a meraviglia, perche' - la sanita' funziona proprio bene. Io ho diritto a un dottore tramite la McGill, la mia Universita', e quando vado a trovarlo in un solo giorno, nello stesso posto, mi fa un check up completo, analisi del sangue, vaccino antitetano e pap test. La ricetta per la pillola poi me l'ha fatta valida un anno, e una volta consegnata in farmacia loro hanno aperto un file per me: le prossime volte devo solo presentare la vecchia scatola (con dei loro codici scritti sopra), e sono a posto. Non solo: se capito in un'altra farmacia, la prescrizione e' comunque valida. Non solo: lo stato mi rimborsa fra l'80 e il 100% della pillola, che comunque e' costata molto meno che in Italia. E da qui passiamo a parlare dei - costi in Quebeq: favolosi! non solo costa tutto poco, ma il quebeqois non compra se la roba non e' in saldo. Risultato: saldi tutto l'anno: ora ci sono i saldi sulla roba invernale, e quando esce un nuovo cd la politica e' di abbassare i prezzi per farlo comprare. Insomma, ci sono tante cose per cui sento di essere in Nord America (l'aspirina nel barattolo, gli scuolabus gialli, il parcometro come nei film...), altre per cui si sente l'influenza francese e in generale latina (lo spirito della serie: ma si, io me la tento, vediamo come va -come la compagnia di internet che mi ha addebitato una cable tv che non ho mai ordinato...i fetenti!). Ma complessivamente si sta bene. :-) raccontato da: MaTe alle ore 21:33
| P-link | commenti (4)
/ commenti (4)(pop-up)
argomenti:cultural shock |
|